Beata eleganza

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Foto Getty Images

Eleganza, un termine che scorre così fluido e raffinato che sembra quasi onomatopeico. Solo a pronunciarlo ti sembra di vedere reincarnarsi Coco Chanel….a proposito, se Coco Chanel potesse parlare, cosa penserebbe delle mise della prima serata della 67° edizione del Festival di Sanremo?

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Belli veri: Olivia Palermo e consorte

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Basta immaginarli così, il giorno delle loro nozze, in un’intima tenuta a Bedford alle porte di New York: lei in un semplicissimo completo  composto da un maglioncino in cashemere color crema e un’eterea gonna in tulle con un profondo spacco davanti decorato di ricami floreali; ai suoi piedi un paio di Manolo Blahnik blu elettrico, proprio le stesse con cui Mr. Big si dichiarò a Carrie nel finale di Sex and the city.

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5 tormentoni di cui non se ne può più

Lo so che è quasi Natale e dovremmo essere tutti più buoni, ma proprio per questo, visto che a breve (ops, ma che a breve, lo siamo già!) saremo invasi da alberi, lucine e idee regalo, permettermi di esternare un pensiero, o meglio 5 pensieri  su altrettanti tormentoni di cui veramente non se ne può più.
Dalla mia finestra sul mondo, che in questo caso è Instagram (il social che ha ormai definitivamente surclassato Facebook e spiazzato Pinterest), l’unico inimitabile specchio sulla realtà e sulla vita di coloro che seguiamo, ho potuto accertare che ci sono in questo esatto momento storico 5 cose che non sopporto più di vedere quando scorro la mia timeline di Instagram.

1- Calzini con fiocco
Non posso credere che a noi ragazze improvvisamente sia venuta la voglia di tornare bambine percorrendo però la strada dei ricordi attraverso uno degli accessori più brutti che da bambine ci appioppavano: il calzino basso con volant o fiocchetto. Invece è proprio così, da quando Calzedonia ha sfornato questo gingillino, molto amato soprattutto nella tonalità più in voga del momento, il burgundy,  questa mania ha completamente pervaso e invaso non solo la nostra bacheca di foto ma anche i nostri cassetti. Che poi a dirla tutta a meno che non si abbia la caviglia di Olivia Palermo o di Olivia di Braccio di ferro, e io personalmente non ce l’ho, il calzino basso adornato intozza chiunque; forse perché presuppone una scarpa bassa, sneakers o mocassino, indossata con pantalone corto e stretto, che rischia il più delle volte di fare effetto cotechino pronto per la lenticchiata del 31.

2- Le scarpe di velluto
Mi piace molto il velluto e mi piace il fatto che sia tornato di moda. Lo adoro nelle texture scure, soprattutto bordò e verde, meno in quelle pastello tipo il rosa. Altrettanto mi piacciono le scarpe in velluto, nei vari modelli e nei vari colori. Le ho anche cercate, a buon prezzo sia chiaro, su Zalando e su Asos, con scarsi risultati, nel senso che alla fine non le ho prese. E’ che mi sembrano abbastanza importabili, in inverno mi fanno freddo e in estate mi fanno caldo, col calzino pesante sotto manco a parlarne (figurarsi con quello col fiocchetto di cui sopra). Eppure sembra che a farmi di questi crucci io sia la sola, visto che non c’è fashion addicted che si comandi che non abbia fotografato, almeno una volta, i propri piedini con su un paio di Mary Jane o platfond in velluto. A pensarci bene un paio ne ho anch’io: delle graziose ciabatte da casa in velluto blu con tanto di pietre tono su tono applicate cortesemente donatemi dalla mia amica Corina.

3- Foto sul letto con cosce de fori e calzino figo
Il calzino potrebbe anche, nuovamente, essere quello basso col fiocco, purché ci sia. E’ uno degli elementi base della composizione. Si perché la foto dall’alto con gambe nude e calzino non è né un oggetto né una semplice istantanea, è un opera d’arte, la nuova frontiera della natura morta 2.0. Roba che se fosse vivo Caravaggio altro che mele, uva e canestri, adesso agli Uffizi avremmo trovato esposto una bella “natura morta presa dall’alto con donzella con maglione lungo, cosce nude e calzettone”. Non so se per me resta più il mistero della gamba affusolata senza imperfezioni, venuzze e spuntoni vari, le lenzuola perfettamente candide e tirate oppure lo scatto dall’alto. E allora mi chiedo: hanno tutte un drone sul letto o il fidanzato trampoliere?

4- Gilmore Girls
Per me rimane “Una mamma per amica” altro che “Gilmore Girls”, però non so esattamente il perché adesso nessuno chiami più questa serie col nome con cui tutti la chiamavano dieci anni fa. Caruccia si, un passatempo leggero da vedere, magari proprio con mamma, prima di cena. Ma nulla di più, non è mai stata una vera e propria serie cult e sinceramente faccio fatica ora a capire il perché di tanta attesa e tanta fibrillazione per il suo ritorno sugli schermi. Sarà perché a lanciarne il revival è stato Netlix, la piattaforma di streaming on demand più famosa al mondo e più cool del momento (la stesso di “The Crown“); sarà che siamo tutti un po’ voyeur e ficcanaso e abbiamo voglia di sapere come procedono le vita di Rory e mammà; sarà che la produzione, la Warner Bros, è riuscita a tenere alta l’attenzione sulla nuova serie e sulla sceneggiatura e quindi si è atteso un risultato wow;  mmm, no niente di tutto ciò mi convince…sarà di sicuro Neflix.

5- Unicorni e fenicotteri rosa
Animali mitologici gli uni, protetti gli altri. Simbolo di saggezza l’uno di eleganza l’altro. Abbiamo trascorso tutta l’estate a vederli galleggiare nelle piscine dei villoni delle località di vacanza, con su i sederini delle influencer di tutto il mondo. Hanno fatto da cover ai nostri smartpone e da sfondo ai nostri desktop, e adesso che si avvicinano le feste di Natale li mettiamo in un angolo per fare posto a Babbi natale qualsiasi, ghirlande dorate ed elfi, per poi ritirarli fuori al primo accenno di sole. Eh no non si fa così, lancio ufficialmente un appello contro l’abbandono di unicorni e fenicotteri.

Di girandole e moda

Ti svegli (tardi) una domenica mattina di novembre con il cielo grigio, l’aria improvvisamente fredda e l’incombere di una nuova pesante settimana. Ti verrebbe di accodarti a tutti quelli che hanno istituito la divanomenica e il pigiama day… e invece no, ti vesti più sprint che puoi nonostante lo sciarpone e il maglione ormai pesante e cerchi la tua personale tavolozza per darle colore, d’altronde questa domenica in black & white può diventare una perfetta tavolozza su cui esprimere tutta la propria fantasia.

Fossi stata in campagna avrei potuto fare foliage e perdermi tra le sfumature tra il giallo e il marrone delle foglie, fossi stata al mare avrei proteso per una passeggiata sulla battigia umida e visto il mare diventare da azzurro a grigio perla (propenderei per il grigio topo per alcuni tratti del litorale laziale), ma sono a Roma e allora perché non dare libero sfogo alle tinte forti?! Questa città non ha mica solo quella nuance cenerina dello smog o quel verde torbido dell’ormai fu biondo Tevere.

E allora cosa c’è di meglio di un parco giochi, o meglio del luna park per eccellenza, soprattutto per tutti  i romani cresciuti tra gli anni ’60-’80 che hanno trascorso la propria infanzia al Luneur.
Non tutti sanno che il parco giochi di Roma, il più antico d’Italia, sordidamente chiuso nel 2008 dopo aver perso gli antichi fasti ed aver piano piano spento tutte le proprie abbaglianti luci, ha riaperto appena un mese fa in una nuova veste. Dopo aver terrorizzato generazioni con la sua casa dell’orrore e aver fatto impazzare l’adrenalina sulle sue storiche montagne russe, è diventato un innocente parco per bambini da 0 a 12 anni. Innocente ma coloratissimo, tanto che nonostante avessi passato i 12 da un bel po’ ho deciso lo stesso di immergermi nella sua atmosfera magica.

Tra girandole colorate, folletti che strizzano già l’occhio al Natale e giochi riprodotti a misura di bimbo, ho dimenticato per un attimo il grigiore autunnale e sono tornata un po’ bambina, preferendo però allo zucchero filato un bicchiere di vin brulè.

Sceso ormai il buio e spente le luci del parco, ho continuato a girovagare per l’Eur, quartiere che amo particolarmente, incappando in una costruzione a me tanto familiare quanto sconosciuta: il Palazzo della Civiltà Italiana meglio conosciuto come Colosseo quadrato, scrigno della preziosa griffe nostrana che porta il nome di Fendi. E nel suo scrigno un vero gioiellino, la mostra completamente gratuita (e prorogata fino al 10 dicembre), Fendi Roma – The Artisans of Dreams“. Un vero e proprio viaggio per raccontare i 90 anni di alta moda Fendi, dal negozietto dei pionieri a via del Plebiscito al successo arrivato per mano delle cinque figlie/sorelle e poi consolidato da Silvia Venturini Fendi. Il tutto con il tocco dell’istrionico Karl Lagerfeld a cui è dedicata la sala clou della mostra fatta di specchi e portachiavi pelosi che pendolano dal soffitto, ognuno dei quali ripropone l’immagine dell’icona Lagerfeld.

Morale della favola, perché a volte la vita proprio tale sembra, è che quando meno te lo aspetti, se chiudi gli occhi, lasciandoti andare e buttandoti nella mischia, li riapri e ti trovi immersa tra girandole colorate e specchi luminosi. E la tua settimana inizia già col piede giusto, anche se fuori è freddo ed è tutto grigio.

Quando il cinema è passerella

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Di film che hanno lanciato una moda ne abbiamo visti tanti. Mi viene in mente il tubino nero di Colazione da Tiffany indossato dall’icona Audrey Hepburn, solo per citarne uno. Ma in questo caso, come in tanti altri, l’abito cult era uno, come una era l’epoca a cui si ispirava.
Ci sono quei film lì e poi c’è “Adaline. L’eterna giovinezza”  o meglio c’è Blake Lively.

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