La volpe e l’uva

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Ricorderete tutti la favola della volpe e l’uva di Esopo. In caso contrario ve la riassumo brevemente: la volpe, credendosi furba e invincibile (aggiungo io), vide dei grappoli d’uva pendere dalla vite. Non riuscendo ad afferrarli si allontanò dicendo “tanto era acerba”.
Va un po’ così in effetti, quando non riusciamo ad arrivare dove ci eravamo prefissati, accusiamo le circostanze. Continua a leggere

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Se Darphin non viene a me, io vado da Darphin

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Raccontiamoci pure che a Natale non desideriamo altro che essere tutti più buoni. E più belli dove lo mettete? E poi ancora, solo a me capita di voler chiedere a Babbo Natale di riuscire a raggiungere un obiettivo tanto ambito come diventare it-blogger di Grazia.it?

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Al bambino col Natale a metà

Ciao bambino col Natale a metà,
tu non mi conosci ma io si.
So che in questi giorni starai facendo il lavoretto di Natale a scuola e ti chiederai perché tu non abbia il tempo di farne due; ti chiederai a chi darai il tuo regalino se ne hai solo uno, non puoi mica dividerlo a metà.
So anche che il tempo stringe ed è ora che tu imbuchi la letterina per Babbo Natale come tutti i tuoi amichetti, ma tu non ne hai una da imbucare, sei fortunato, ne hai due: wow quanti regali potrai chiedere con due letterine diverse! Pensa che bello quando la notte di Natale il tuo albero si riempirà di doni, quando magari i tuoi cuginetti ne scarteranno un paio e tu ne avrai qualcuno in più.
Caro bambino,
ti domanderai perché il tuo Natale non è completo se è così ricco? E allora vedila così: tu non sei il bambino col Natale a metà, sei il bambino con il doppio Natale.
Anche se la notte in cui si festeggia la nascita di Gesù tu lo sai che è una, e quella successiva non vale come la prima, tu le festeggerai entrambe, una con mamma e una con papà.
D’altronde alla recita a scuola, i tuoi genitori sentivano il Natale esattamente come gli altri ed erano altrettanto emozionati per te, anche se non erano seduti l’una accanto all’altro e tu non sapevi se guardare l’uno o l’altro e per non fare torto a nessuno guardavi un po’ a destra e un po’ a sinistra.
Pensa che l’unica festa in cui i miei erano insieme, vicini, è stata il mio battesimo, ma ero troppo piccola per ricordarlo. Tutte quelle che sono venute dopo loro sono sempre stati divisi, uno a destra e uno a sinistra e io ho sempre cercato di fare come alla recita di Natale.
I Natali a metà (o doppi), sera della vigilia di qua, 25 di là, Capodanno, Pasqua, Ferragosto. Ma non preoccuparti bambino, anche se a te mancherà l’altro genitore, sono feste confusionarie queste, tanti parenti, tavoli apparecchiati, regali da scartare e saluti da fare, nessuno se ne accorgerà, non salterà all’occhio che per te è una festa mozza.
Certo poi arriveranno le feste che appartengono solo a te, in cui sarai tu solo al centro dell’attenzione.
La tua Comunione, caro bambino, sarà un po’ speciale. Tutti i tuoi parenti saranno in chiesa a guardarti varcare la soglia vestito di bianco, ma poi alcuni si defileranno e festeggerai con una sola parte; stai tranquillo, nessuno di loro ti vuole meno bene degli altri, loro ti aspetteranno per festeggiare un’altra volta, magari la domenica successiva, e tu potrei sfoggiare due volte il tuo bel vestito nuovo!
In mezzo un susseguirsi di compleanni in cui neanche ci farai caso talmente sarai circondato da amichetti e regali.
Il giorno dei tuoi 18 anni ti sentirai così adulto da pensare di non aver più bisogno di nessuno, penserai che essendo ormai grande e grosso, anche diviso a metà, sarai ormai così solido da non vacillare più. Il giorno della laurea, probabilmente, ti renderai conto che non è proprio così, e quel in quel momento realizzerai che non lo vuoi dividere ma condividere con tutti al 100% perché un altro giorno così non capiterà più.
Sul giorno del matrimonio non so dirti bambino, lì sarai doppiò tu, avrai trovato anche tu la tua metà, e forse proprio per questo avrai bisogno di rimettere insieme i pezzi e completare il tuo puzzle personale.

5 tormentoni di cui non se ne può più

Lo so che è quasi Natale e dovremmo essere tutti più buoni, ma proprio per questo, visto che a breve (ops, ma che a breve, lo siamo già!) saremo invasi da alberi, lucine e idee regalo, permettermi di esternare un pensiero, o meglio 5 pensieri  su altrettanti tormentoni di cui veramente non se ne può più.
Dalla mia finestra sul mondo, che in questo caso è Instagram (il social che ha ormai definitivamente surclassato Facebook e spiazzato Pinterest), l’unico inimitabile specchio sulla realtà e sulla vita di coloro che seguiamo, ho potuto accertare che ci sono in questo esatto momento storico 5 cose che non sopporto più di vedere quando scorro la mia timeline di Instagram.

1- Calzini con fiocco
Non posso credere che a noi ragazze improvvisamente sia venuta la voglia di tornare bambine percorrendo però la strada dei ricordi attraverso uno degli accessori più brutti che da bambine ci appioppavano: il calzino basso con volant o fiocchetto. Invece è proprio così, da quando Calzedonia ha sfornato questo gingillino, molto amato soprattutto nella tonalità più in voga del momento, il burgundy,  questa mania ha completamente pervaso e invaso non solo la nostra bacheca di foto ma anche i nostri cassetti. Che poi a dirla tutta a meno che non si abbia la caviglia di Olivia Palermo o di Olivia di Braccio di ferro, e io personalmente non ce l’ho, il calzino basso adornato intozza chiunque; forse perché presuppone una scarpa bassa, sneakers o mocassino, indossata con pantalone corto e stretto, che rischia il più delle volte di fare effetto cotechino pronto per la lenticchiata del 31.

2- Le scarpe di velluto
Mi piace molto il velluto e mi piace il fatto che sia tornato di moda. Lo adoro nelle texture scure, soprattutto bordò e verde, meno in quelle pastello tipo il rosa. Altrettanto mi piacciono le scarpe in velluto, nei vari modelli e nei vari colori. Le ho anche cercate, a buon prezzo sia chiaro, su Zalando e su Asos, con scarsi risultati, nel senso che alla fine non le ho prese. E’ che mi sembrano abbastanza importabili, in inverno mi fanno freddo e in estate mi fanno caldo, col calzino pesante sotto manco a parlarne (figurarsi con quello col fiocchetto di cui sopra). Eppure sembra che a farmi di questi crucci io sia la sola, visto che non c’è fashion addicted che si comandi che non abbia fotografato, almeno una volta, i propri piedini con su un paio di Mary Jane o platfond in velluto. A pensarci bene un paio ne ho anch’io: delle graziose ciabatte da casa in velluto blu con tanto di pietre tono su tono applicate cortesemente donatemi dalla mia amica Corina.

3- Foto sul letto con cosce de fori e calzino figo
Il calzino potrebbe anche, nuovamente, essere quello basso col fiocco, purché ci sia. E’ uno degli elementi base della composizione. Si perché la foto dall’alto con gambe nude e calzino non è né un oggetto né una semplice istantanea, è un opera d’arte, la nuova frontiera della natura morta 2.0. Roba che se fosse vivo Caravaggio altro che mele, uva e canestri, adesso agli Uffizi avremmo trovato esposto una bella “natura morta presa dall’alto con donzella con maglione lungo, cosce nude e calzettone”. Non so se per me resta più il mistero della gamba affusolata senza imperfezioni, venuzze e spuntoni vari, le lenzuola perfettamente candide e tirate oppure lo scatto dall’alto. E allora mi chiedo: hanno tutte un drone sul letto o il fidanzato trampoliere?

4- Gilmore Girls
Per me rimane “Una mamma per amica” altro che “Gilmore Girls”, però non so esattamente il perché adesso nessuno chiami più questa serie col nome con cui tutti la chiamavano dieci anni fa. Caruccia si, un passatempo leggero da vedere, magari proprio con mamma, prima di cena. Ma nulla di più, non è mai stata una vera e propria serie cult e sinceramente faccio fatica ora a capire il perché di tanta attesa e tanta fibrillazione per il suo ritorno sugli schermi. Sarà perché a lanciarne il revival è stato Netlix, la piattaforma di streaming on demand più famosa al mondo e più cool del momento (la stesso di “The Crown“); sarà che siamo tutti un po’ voyeur e ficcanaso e abbiamo voglia di sapere come procedono le vita di Rory e mammà; sarà che la produzione, la Warner Bros, è riuscita a tenere alta l’attenzione sulla nuova serie e sulla sceneggiatura e quindi si è atteso un risultato wow;  mmm, no niente di tutto ciò mi convince…sarà di sicuro Neflix.

5- Unicorni e fenicotteri rosa
Animali mitologici gli uni, protetti gli altri. Simbolo di saggezza l’uno di eleganza l’altro. Abbiamo trascorso tutta l’estate a vederli galleggiare nelle piscine dei villoni delle località di vacanza, con su i sederini delle influencer di tutto il mondo. Hanno fatto da cover ai nostri smartpone e da sfondo ai nostri desktop, e adesso che si avvicinano le feste di Natale li mettiamo in un angolo per fare posto a Babbi natale qualsiasi, ghirlande dorate ed elfi, per poi ritirarli fuori al primo accenno di sole. Eh no non si fa così, lancio ufficialmente un appello contro l’abbandono di unicorni e fenicotteri.

Scripta volant

Ricordo ancora benissimo quel natale del 1991 quando mia padre mi regalò una Olivetti rossa. Non ricordo però bene se gliela chiesi io al “Babbo Natale del babbo” (i miei separati, si dividevano i Babbi Natale, come se ce ne fossero più di uno) o se me la regalò lui di sua spontanea volontà visto che mi vedeva sempre scrivere a mano.
Oggi mi chiedo che ne sarebbe stato di me se anziché quella macchina da scrivere mio padre mi avesse regalato che ne so, un abaco, una calcolatrice o un microscopio. Avrei magari intrapreso un’altra strada se mio padre quel giorno anziché entrare al rivenditore Olivetti fosse andato nel negozio del piccolo scienziato?
Alle porte del Natale il mio pare quasi essere un messaggio subliminale ai genitori, quasi a dire: pensateci bene prima di regalare qualcosa ai vostri figli, ciò potrebbe incidere notevolmente con le loro scelte future… ma se così non fosse, se i bambini le loro scelte a nove anni le avessero già fatte e i genitori si limitassero solamente a seguire le loro inclinazioni? Allora non ci sarebbero né microscopi né calcolatrici, andremmo tutti incontro al nostro destino lavorativo, da soli, senza nessuno che ci tenga per mano e ci dica “vai di là che si sta meglio”.
Io c’ho provato a prendere altre strade, a staccarmi da quella Olivetti rossa, addirittura staccandomi (letteralmente) da terra. Poi a terra, o meglio sulla scrivania dove erano posati questi tasti, passati nel frattempo da neri su rossi a neri su neri, ci sono ricaduta. Era il 2004 quando spiccai il volo come hostess di voli intercontinentali. Qualche giorno fa la telefonata di mia madre che mi annunciava che era appena arrivata per posta quella che secondo lei era una cattiva notizia. Io, automobilista indisciplinata, ho pensato immediatamente ad una multa. Invece mi scriveva l’Enac per annunciarmi che a causa del mancato rinnovo per 5 anni della mia certificazione da assistente di volo, mi aveva cancellato dall’albo.
In quel momento mi sono  passati davanti i fotogrammi degli ultimi dieci anni della mia vita. Fotogrammi in cui ho rivisto una per una le mie scelte, prima tra tutte quella di lasciare un lavoro certo, ambito e ben retribuito per qualcosa che allora come ora continua essere incerto, vago ed effimero.
Io quella certificazione pensavo fosse scaduta anni ed anni fa. Eppure mi ci sono applicata tanto per arrivarci, è stato uno dei percorsi e degli esami più tosti di sempre per me che pur di esami ne ho fatti.
Né ho anche un’altra di certificazione, che non vale granché nel nostro attuale sistema lavorativo, ma credo, o meglio sono sicura che quella non dimenticherò mai di averla. E’ quella da giornalista. Incerta, vaga ed effimera. Iniziata probabilmente durante quel Natale ’91 con una Valentina rossa al posto di una calcolatrice.