C’era una volta (una ragazza e il suo sogno)

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C’era una volta Studio Uno e c’era, una volta, anche una giovane di provincia che, come le protagoniste di quella fiction, sognava di entrare a Via Teulada, anche solo dalla porta secondaria.
Non starò qui a discutere delle fiction in se, se la storia fosse calzante o meno, se le tre giovani attrici abbiano recitato bene o meno, se le ricostruzioni storiche fossero pertinenti o no. Ieri dopo la prima puntata della miniserie di Rai1 ho letto alcune recensioni talmente trancianti, che mi sono chiesta il perché a me fosse piaciuta così tanto da attendere con trepidazione la seconda puntata.
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Websfottò

E’ iniziata ufficialmente l’era dello Websfottò, ovvero l’epoca in cui gli addetti ai lavori gioiscono per i loro esordi francamente opinabili che fanno scatenare il web.
Il fatto che l’Italia intera si scateni di fronte a spettacoli e debutti trash, che siano essi programmi tv o siti web, fa brindare al successo ormai ministri sfidatutti, conduttori patinati e produttori vari.
Ma procediamo per gradi. Era nell’aria dalla scorsa settimana, anche se la conferma si è avuta solo venerdi : #forteforteforte il nuovo (?) talent di Miss Tuca Tuca alias Raffaella Carrà è partito in sordina altro che forte forte! Ahi voglia a cantare Ce la farò, il quartetto di giudici ce la può fare al massimo ad intonare “Nella vecchia fattoria” del Quartetto Cetra. Un programma urlato, sconclusionato, sorpassato che nulla ha da aggiungere e al contempo nulla ha da togliere alla tv italiana. Aggiunge molto invece al popolo del web. Aggiunge molto a tutti coloro che come me sono lì pronti a cinguettare a forza di live twitting.
Eh si perché nel giro di un’ora dall’inizio del programma orde di cinguettatori incalliti o sparuti twittanti del venerdì sera sono lì a far schizzare #forteforteforte in cima ai trend topic. Gli stessi che si immagineranno poi una Carrà affranta a cui si ammosceranno le spalline, un Philip Plein con la corazza del giacchetto di pelle ammorbidita, un’Asia Argento a cui si sciolga il cerone alla Marilyn Manson e un Joaquin Cortes che sbatta talmente forte la scarpetta da flamenco da far venire giù il teatro.
Invece il trend è cambiato, se il programma fa flop ma Twitter ti porta al top delle tendenze sei forte, non forte forte forte, ma quanto basta per gridare vittoria.

La stessa vittoria che ha gridato il Ministro Franceschini il quale si è rallegrato per gli accessi, l’ironia e le critiche a poche ore dal varo del nuovo portale dal maccheronico titolo #Verybello. Il sito web su eventi e cultura in Italia dovrebbe condurre italiani e turisti verso l’Expo, ma la versione in inglese arriverà very soon.

Last but not least
tanto per rimanere maccheronici, l’exploit della prima puntata dell’Isola dei Famosi targata Mediaset. Se fosse stata targata Tele Maremma capivo pure, con i naufraghi che da Piombino dovevano raggiungere Capraia e la conduttrice fosse stata prestata dall’ultimo rodeo di butteri , ma qui stiamo parlando di quello che avrebbe dovuto essere il programma di punta della programmazione invernale di Mediaset e si è trasformato in un penoso quanto imbarazzante siparietto. La Marcuzzi sembrava un mimo, non faceva altro che fare facce come a dire “che volete da me, lasciatemi tornare a tubare col mio nuovo marito” e ad aizzare l’orecchio per sentire che aveva da dire quel poveraccio di Alvin che è l’unico che c’ha rimesso.  A casa eravamo tutti lì attoniti, dapprima per le scarpette da scoglio di Valerio Scanu che forse immaginava di andare a cozze a Porto Venere, e poi per l’assoluta inutilità e incapacità di fare qualcosa della Marcuzzi. Ma intanto l’hastag #Isoladeifamosi raggiungeva la vetta dei topic. Nel frattempo quella megera della Ventura lucidava le paillettes dell’ultimo vestito volgarotto dell’ultima edizione dell’isola e si autocelebrava sui social.
Era tutto piuttosto surreale, con la Venier che aveva già chiamato il ristorante per ordinare un piatto di bucatini e la Marcuzzi coi capelli fonati di corsa a testa in giù (senza neanche il diffusore). Ma lo staff dell’Isola evidentemente ci ha trovato una nota positiva, tanto da twittare per tutta la giornata di oggi frasi del tipo “Ecco i momenti più twittati ieri sera” e “Ieri sera oltre 81mila tweet per @isoladeifamosi. Una vera tempesta”.

Evvabbè, contenti voi, contenti tutti.

Fenomeno selvaggio

Non capita a tutti di essere provviste dalla nascita di un nome che è già un nome d’arte. Se poi capita anche di essere dotate di un aspetto più che gradevole corredato da una quarta di reggiseno, il gioco è fatto. Si, se il tuo scopo è fare la soubrettina o molleggiare con la suddetta fornitura di fronte alle telecamere di qualche reality di seconda mano. Che poi anche lì secondo me un po’ di testa ci vuole. Non escludo per esempio che Belen Rodriguez possa avere un QI di poco inferiore a quello di Margherita Hack. Diciamo che non credo si possa avere successo, in nessun campo, seppur aiutati da bellezza, fortuna e spintarelle varie, se non si ha la testa. Ecco lei, Selvaggia Lucarelli, la testa ce l’ha. E il fatto che su quella testa abbia dei lunghi capelli castani fluenti che lei dice di farsi mettere in piega dai cinesi, e due zigomi sempre incipriati di blush color pesca, non è altro che l’ennesima prova di quanto quella testa funzioni bene.
Lei il blog non l’ha aperto nel 2012, lei il blog lo ha aperto nel 2002. All’epoca Chiara Ferragni avrà finito si e no le elementari e l’unico diario che usava era quella della compagna di banco su cui scriveva Tvtb.
Selvaggia, mai nome fu più esatto, è colei che si può permettere di intaccare e ronzare come una zanzara nell’orecchio di sfingi televisive del calibro di Barbara D’Urso, Simona Ventura, Cristian De Sica, Sandro Mayer, di andare a portare scompiglio dove di solito tutto è calibrato al massimo con lo scompiglio dei capelli di Milly Carlucci. Tutti la querelano, la evitano, le danno della sciacquetta, ma lei non la ferma nessuno. Più la querela arriva da un untouchables dello star system più lei si fomenta. E scrive un libro. E gira l’Italia intera per presentarlo. E mentre presenta, firma autografi e sorride ai flash, incontra anche l’amore. E mostra e dimostra che è umana anche lei, ma non un’umana qualsiasi, perché mentre dilaga la moda del toy boy lei batte tutte anche li. Il suo toy boy non è un modello tutto muscoli e capello impomatato, il suo toy boy, oltre ad essere un gran bel figliolo, è l’unico esemplare di sesso maschile che a 24 anni ragiona come uno di 42, che cura la comunicazione del PD di Bologna con la stessa maestria e nonchalance con cui due estati fa curava le pr del Cocoricó di Riccione. Fornisce materiale apparentemente semplice per farsi criticare da un’ex ragazza di Non è la Rai e dal tronista caduto in malora. Intanto lei è sempre più selvaggiamente sulla cresta dell’onda, tanto da essere chiamata ad animare programmi ansimanti della domenica pomeriggio, neanche fosse la teina nel the delle cinque.
E lei in quelle foto sempre ammiccanti continua a guardarti come se ti dicesse che mi importa del mondo!