Le donne lo sanno

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Le donne lo sanno. Sanno già da piccole quanto il rosa sia un colore delicato, quanto le gonnelline e i fiocchetti siano tanto carini ma più scomodi da portare rispetto ai bermuda. Sanno che la loro esistenza in quanto donne sarà sempre così, sempre allo specchio, sempre su un piedistallo, sempre da ammirare, sempre da agghindare, ma che sarà sempre più scomoda di quella dei maschi.

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Gelosia retroattiva

Premetto che l’espressione “gelosia retroattiva” non è stata coniata da me. E lo dico non tanto per lavarmene le mani e tenermi fuori da questo inspiegabile fenomeno, quanto a dimostrazione del fatto che non sono la sola a soffrirne. A coniare l’espressione è stata una mia cara amica che durante un’immancabile conversazione giornaliera su WhatsApp si chiedeva e mi chiedeva il perché in ogni relazione più seria che le si presentava dovesse essere turbata da fantasmi del passato.

Parliamoci chiaro, non c’è donna, di qualsiasi estrazione, età, livello culturale che non sia corrosa dalla curiosità e al tempo stesso infastidita ai limiti del corrosivo, dalla figura della ex.
Non importa a quanto tempo prima risalga la relazione con il proprio attuale “lui”, se l’ex in questione è stata l’ultima prima di noi a sedersi sulla sua macchina, a trascorrere con lui le vacanze estive con relative foto sulla spiaggia, a festeggiare Capodanni, compleanni, Pasque, pasquette e feste varie, ad uscire con i suoi amici: ecco lei è il nemico da sconfiggere.
E così ci chiediamo se nel giorno del suo compleanno lui le fa ancora gli auguri quando magari siamo le prime noi a farli all’ex di una vita con cui non abbiamo litigato ma con cui ci siamo semplicemente lasciate. Forse ci converrebbe prima analizzare il termine “lasciarsi”.
Sul dizionario della Treccani alla voce del verbo lasciare si trova scritto: “Smettere di tenere, o di stringere, di reggere, di premere”.
E’ proprio tutto racchiuso qui quel che accade quando si decide di lasciare qualcuno o qualcuno decide di lasciare noi. Si smette di tenersi e di stringersi, sia nel senso pratico che nel senso più astratto del termine. Se lo stesso verbo si applica ad un oggetto diventa tutto più chiaro, perché quando si smette di tenere un oggetto in mano questo cade per terra e va per la sua strada, non importa come, se inizia a rotolare, se si rompe o se semplicemente rimane fermo lì. O magari vola via come un palloncino. Io sempre mi chiedo che fine faccia, ma poi appena scompare dalla mia vista non ci penso più.
Proprio come le persone che dopo aver smesso di reggere o di esser retti da qualcuno, di stringere o di esser stretti, attuano reazioni e comportamenti differenti. C’è chi rotola, chi si rompe e chi rimane fermo lì. Mentre l’altro va, prende la sua strada o magari anche lui rotola, si rompe o rimane fermo. Ma sempre su un’altra strada.
E capita che su quella strada incontri qualcun altro e quel qualcun altro siamo noi e si inizia a rotolare insieme e forse anche a stringersi prima e a reggersi poi. Si viene scelti e non perché migliori ma semplicemente diversi da qualcosa che prima si è lasciato andare.
Dovremmo imparare a capirlo questo concetto apparentemente semplice quando in preda a raptus di gelosia retroattiva vorremmo distruggere tutto ciò che ricorda anche solo lontanamente l’ex. Comprese quelle foto sulla spiaggia o un regalo di compleanno.
D’altronde, parliamoci chiaro, chi lo vorrebbe in età adulta, un compagno che non sia mai stato in grado di tenere, stringere, reggere qualcun altro oltre a se? Io onestamente no.

Paradisiache visioni

Esiste un tempo e uno spazio in cui tutto è candido e rarefatto, in cui tutto è incantevole e assume toni pastello. Quasi fosse un mondo a parte, un mondo incantato. E’ il mondo di Instagram, o meglio di certi profili Instagram. Si perché forse ogni profilo sul social network fotografico, assomiglia un po’ a chi lo cura.

Ce ne sono certi cupi e confusionari, alcuni pieni di frasi rubacchiate qua e là, altri fatti di selfie e foto di braccialetti e chincaglierie varie.
Sono sincera io Instagram lo adoro. Sarà perché è diventato la nuova frontiera del vouyerismo, un voyerismo lecito però, che ha sdoganato un sacco di remore dalla Finestra sul cortile di Hitchcock in poi.
Tutti ci sentiamo un po’ artisti in quel marasma di finestrelle colorate che compongono il puzzle delle nostre foto. Ma parliamoci chiaro, non è proprio così.
Io le mie “artiste” lì sopra le ho trovate. Non so se è un caso che siano tutte donne. Sono per me la nuova espressione della fotografia contemporanea, un poker d’assi dell’istantanea social.
Si tratta di quattro Bloggers/Instangramers in gonnella che rispondo ai nomi di: elena_grazia_it, sonia_grispo e valentina_grispo, silcre.
Il loro stile pur differenziandosi in alcune caratteristiche è a metà tra lo shabby chic e la nouvelle vague, dove la luce, il bianco e i colori si fondono e si confondo per dare vita ad un so che di onirico.
C’è un problema però. Ogni volta che apro il social e scorro le loro foto, la mia autostima sprofonda. A partire dalla colazione. Le loro petit déjeuner, anche se mangiano solo latte e cereali, sembrano quelle di Marie Antoinette, fatte di tazze meravigliose e tovagliette decor. Io nel frattempo mangio una merendina mentre da casa raggiungo il lavoro a piedi. Passiamo poi alla mattina lavorativa. Loro scorrazzano tra Milano, Roma e Catania in mise eleganti, ricercate e particolari e si fanno foto in angoli della città con in dosso l’ultima tendenza del momento beccate nella loro posa migliore proprio, guarda caso, mentre passava un venditore di palloncini pastello; io sto tutto il giorno chiusa in un open space a discutere col vicino di scrivania sull’apertura o meno della finestra. E vi assicuro che da quella finestra non si vede fiori color pastello, ma un muro beige. Ecco i fiori. Loro si comprano peonie e tulipani (da sole) e ci imbandiscono la tavola. Io a casa non credo neanche di avere un vaso. E le loro case sono meravigliose. Curate nei minimi dettagli, loro pensano già agli addobbi natalizi, io scorrazzerò la mattina del 24 dicembre alla ricerca dei regali e degli orpelli dell’ultimo secondo.
E che dire di quando si allenano o fanno sport…anche lì sono sempre perfette, sempre col sorriso sulla bocca anche dopo 10km, non sono né sudate né paonazze, e le loro mise sportive sono perfette. Anche se fluo anziché pastello. Il mare delle loro vacanze è sempre più celeste di quello delle mie, così come il verde dei loro prati e persino il grigio delle loro città è più grigio.
A scanso di equivoci, loro non vanno a serate mondane, se non ad incontri ed eventi a cui sono invitate a ricoprire un ruolo (e sono comunque sempre trendy e a loro agio). Loro prediligono le serate con gli amici, le cene buone, la compagnia giusta nel ristorante/locale giusto. E il cibo giusto, che fotografano sempre in maniera che salteresti nella foto per assaggiarlo. Che non è mai sopra le righe, proprio come loro. Io le seguo e le ammiro perché sono sempre entro le righe seppur con una loro identità e originalità.