Una vanitosa indisciplinata

Sono sempre stata un po’ reticente verso i centri estetici, non perché in fondo io non sia vanitosa, anzi, piuttosto perché credo di soffrire di una sorta di tabù nel prendermi cura del mio corpo.

Ho notato ad esempio di avere una vera e propria paura/avversione nei confronti dei massaggi.
Non che ne abbia fatti chissà quanti in vita mia, ma tutte le volte che ne ho fatti, sempre e solo per adempiere ad un dovere di brava ricevitrice di regalo. Mi sono ritrovata così tesa durante tutta la durata del trattamento, che alla fine anziché sentirmi rilassata per la mia pausa relax mi sentivo si meglio, ma solo quando la/il massaggiatrice/massaggiatore in questione toglieva le sue mani dal mio corpo unto come un involtino primavera appena uscito dalla friggitrice.
Ad oggi le mie uniche esperienze nei centri estetici sono limitate a cera intera e sopracciglia. Mai nulla in più. Un paio di volte ho tentato con la manicure, una volta con lo smalto semipermanente; scoprire dopo l’applicazione che per toglierlo sarei dovuta tornare e che se volevo tenerlo e avere le unghie costantemente curate sarei dovuta andare al centro estetico una volta ogni due settimane, mi ha fatto pentire. Mi sarei tolta lo smalto a morsi piuttosto.
La verità è che io non sono troppo avvezza alle “dipendenze” di tutti i tipi, e alle fidelizzazioni.
E’ molto raro che io vada in un centro estetico o da un parrucchiere per più di quattro o cinque volte consecutive. Anche se ne rimango soddisfatta, dopo un po’ sento la necessità di cambiare. A volte cambio perché l’estetista comincia a rincorrermi verbalmente con proposte di pacchetti talmente vantaggiosi che potrei permettermi se facessi la showgirl, e facendomi ramanzine varie sulla poca idratazione della mia pelle, il mancato scrub sotto la doccia, l’uso inappropriato di lametta…oh ma dico, neanche mia madre mi fa ‘ste ramanzine quando lascio le impronte sulla credenza!
E quindi ho capito tutto, io ho bisogno di un centro estetico, ma di un centro estetico fatto apposta per me. E mi sono chiesta se esiste già, perché se esiste è mio, non lo mollo più. Ho scoperto che esiste e si chiama Seta, proprio come la pelle che vorrei, esfolianti e lamette al bando.
Sconvolgente come un amore a prima vista ma solido come un matrimonio alle nozze d’oro. E’ questo quello che chiedo a Seta Beauty. Che mi soddisfi ma che al tempo stesso mi lasci i miei spazi. Solo così durano le relazioni più autentiche, che d’altronde sono il sogno di qualunque donna. Ancor di più se la donna in questione ha da poco superato la soglia de trenta e ha bisogno di persone attente e specializzate che si prendano cura del su corpo.
Ho voglia di raccontarla questa liaison, questa iniziazione al benessere e alla cura costante ma non invasiva del mio corpo e del mio portafogli. Si perché, diciamo le cose come stanno, noi ragazze di oggi, imbottigliate in contratti precari e stipendi che se arrivano non si sa mai quando, spesso rimandiamo ciò che pensiamo possa essere superfluo. E così magari capita che per un periodo ci trascuriamo, e non è giusto. La bellezza deve essere alla portata di tutte, perché quella cosiddetta del somaro non dura in eterno.
Io, si proprio io, nonostante mi senta un eterna Wendy di Peter Pan, ne sono ampiamente fuori, e quindi io, proprio io, mi promuovo come testimonial perfetta o quasi, di Seta Beauty.
Propongo un viaggio blog-fotografico che accompagni beauty victim e non alla scoperta dei trattamenti e dei servizi dei centri, corredati di “particolari intimi” sull’andamento di questa intimissima relazione.
Chi mi ama mi segua!

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Francesca, una di noi

Se non fosse perennemente inamidata nei suoi tailleur di taffetà, Francesca Pascale, potrebbe essere mia sorella minore o un’amica a cui dare consigli.
Della Jakie O. partenopea si è lungo parlato da quel dicembre di due anni fa, quando Silvio, il suo presidente, in un intervista a Barbarella D’Urso, parlò di lei come la sua fidanzata.
Oggi a distanza di quasi due anni, la Francesca nazionale siede ormai stabilmente a fianco di Berlusconi. Ma quel dicembre lì non è poi così lontano. E lei lo racconta, come il ricordo più bello di sempre, alla penna multitasking di Vespa, nel suo nuovo libro.
Quel giorno la Pascale raggiungeva il suo sogno, la chimera che inseguiva da sempre , da quando ancora ragazzina, si mise in testa di conoscerlo, perché lei già lo amava, lo amava in “maniera ossessiva” .
Con la tenacia che la contraddistingue, che le si legge in volto, soprattutto da quando ha sfoltito la sopracciglia e se le è fatte disegnare a mo’ di ala d’aquila, il suo Silvio se l’è conquistato. Giorno dopo giorno, olgettina dopo olgettina, bunga dopo bunga, lei è sempre rimasta lì, gelosa ma mai invadente, preoccupata ma mai petulante, a volte scoraggiata ma sempre fiduciosa. E io una donna così, anche se molti non saranno d’accordo, la ammiro. La ammiro perché ha resistito, la ammiro perché ha sfidato chiacchiere, ex mogli e pregiudizi, che io in primis ho. La ammiro perché sarà pure un arrampicatrice sociale, ma lei una passione per questo Silvio qua ce la dovrà pure avere veramente. Un’ossessione vera e propria, come la definisce lei.
Adesso posa sulla sua nuova Harley Davidson fiammante, sognata da anni anch’essa, ma un po’ meno di Silvio, da cui si separa solo per amore del quasi ottuagenario compagno. Ora, parcheggiata la moto, sogna con lui un appartamento moderno e funzionale nel cuore della capitale, magari più piccolo di Palazzo Grazioli, ma lontano dal suo ufficio, per goderselo ed averlo tutto per se almeno dopo il lavoro. Come tutte le trentenni, di ieri e di oggi, come tutte le donne che amano, che come lei, anche se non lo ammettono, inseguono, assediano, controllano  l’uomo che hanno sempre sognato di avere a fianco.