A me gli occhi, a me la pelle!

E’ proprio vero che guardando le foto di Elena Schiavon innanzitutto si pensi “Wow che occhi!” e poi si ammetta che anche nature, senza trucco e senza inganno, lei appaia sempre così fresca e luminosa.
Credo che buona parte del merito vada a  madre natura, il resto però la faccia l’attenzione e la cura con cui ci si pone verso se stessi.

Come tutte noi Elena oltre ad essere una blogger immagino faccia un miliardo di altre cose nell’arco di una giornata, e nel suo essere multitasking ha bisogno, ancora come tutte noi, di un prodotto che in poco tempo riesca a farla sentire bella e fresca.
All’immagine di Elena e di noi trentenni divise tra lavoro, famiglia e città si associa perfettamente la nuova linea  Lumière Essentielle di Darphin,  la nuova linea del marchio beauty francese che in pochi passaggi mira a far risplendere l’incarnato e rendere il volto disteso e splendente.

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Blogger We Want You con Darphin e Grazia.it

Il merito, oltre a mammà, è di Darphin, la famosa  linea di trattamento parigina che offre alle donne di tutte le età la soluzione più semplice , naturale ed efficace possibile. La filosofia Darphin e della linea Lumière Essentielle trae spunto proprio da quella luce innata che hanno le donne francesi, quell’aria soave e mai appesantita da un make up dall’effetto maschera.
Mai come in autunno, dopo esserci crogiolate al sole e averla messa sotto stress, la nostra pelle ha bisogno di un idratante che ci ridoni luminosità e tolga quel velo grigio che l’arrivo della stagione fredda ci infonde.
Lumière Essentielle siero in olio racchiude in una pratica ed elegante bottiglietta con erogatore 7000 perle microincapsulate di mandarino, neroli, rosa, ylang yalng, legno di cedro e olio essenziale di zenzero.
Ad ogni erogazione il siero trasparente fonde i propri ingredienti per rimpolpare la pelle e stimolare il ricambio cellulare, oltre che idratare e ravvivare l’incarnato.
A completare l’opera ci pensa la crema- gel in olio, in grado di potenziare la barriera cutanea della pelle e completare l’operazione leggerezza/freschezza del nostro volto.

Perché saremo pure multitasking, donne in carriera, sempre di fretta e sempre proiettate verso l’appuntamento successivo o la commissione da svolgere il giorno dopo, ma tutte noi abbiamo bisogno di evadere e di coccolarci. Le fragranze della linea Lumière Essentielle e l’immediata sensazione di brio che donano, ci portano con la mente e con il pensiero in un mondo quasi onirico e capace di farci mollare per un’istante la frenesia e la tensione abbandonandoci ad un piccolo vizio quotidiano.
Insomma non potremmo rubare gli occhi brillanti di Elena Schiavon, ma possiamo almeno prenderle in prestito la beauty routine!

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Tra cassettini e scatolette

Tu eri l’amica dei cassettini e delle scatolette. Ed io rimasi completamente incantata da te e dal tuo mondo.
La prima volta che entrai nella tua stanza, apparentemente disordinata rispetto allo standard di cameretta di bimba a cui ero abituata, non entrai in una normale cameretta di una bambina di 9-10 anni, entrai nel tuo mondo, e lo feci  in punta di piedi. Solo che tu col carattere coinvolgente e travolgente che ti ha sempre contraddistinto, mi trascinasti dentro come Alice che entra nella tana del Bianconiglio.

Il “viaggio” con te è stato davvero alla scoperta del paese delle meraviglie. I tuoi cassettini e le tue scatolette sono la metafora di te: in ogni scomparto, in ogni contenitore c’è qualcosa che stupisce, una risorsa, una forza, una marcia in più, qualcosa che ancora oggi come allora mi lascia a bocca aperta.
Il tuo (più che apparente) disordine ha sempre preservato le tue mille gioie, le tue cose più preziose, così come è stato in tutti questi anni, anni pieni, densi, faticosi, anni in cui non ti sei risparmiata, in cui la tua vita spesso disordinata e sempre movimentata, non ha mai prevalso e non ti ha mai fatto perdere di vista i tuoi affetti, i tuoi obiettivi, tutto ciò che hai rincorso e ottenuto.

Tu sei una tenace, una combattiva, una tosta, la migliore amica e sorella che potessi avere a fianco, l’unica in grado di completarmi e di spronarmi, l’unica ad avere sempre a portata di mano una scatoletta per me con la pillolina magica.
Io con il mio (apparente) ordine ho sempre cercato, sin da piccola, di assomigliarti, di crearmi anche io dei cassettini da aprire all’occorrenza, di riporre delle scatolette delle meraviglie da tirare fuori al momento giusto. Non so se ci sono riuscita, so solo che entrambe siamo riuscite a non perderci mai a restare sempre unite, a non farci sopraffare dalle nostre vite disordinate, siamo riuscite a “conservarci” l’un l’altra come si conserva il tesoro più prezioso.

Perciò auguri amica mia, auguri a te e auguri a me, che il regalo più bello ce lo siamo fatto scegliendoci 25 anni fa come sorelle!

I 5 motivi per cui non posso credere che Belen sia attratta da Higuain

Ora non è che voglio dire che reputo Belen un’estimatrice del maschio come lo intendo io, quello considerato sobrio, con un po’ di barbetta incolta, con qualche tatuaggio magari errore di gioventù (ndr un quadrifoglio sbilenco in alto a destra sulla schiena), un pantalone che toh, poggia sulla scarpa.
Lei è sempre stata un po’ truzza nello scegliersi i compagni ed è sempre stata attratta da chi truzzo lo era di natura o aveva tutta la stoffa per diventarlo.
Già in tempi non sospetti Marco Borriello sembrava la versione demo di Mariano Di Vaio, Fabrizio Corona il Jack Sparrow de noantri e Stefano De Martino una bella tela bianca su cui spennellare la Santissima trinità e anche oltre.
Ma dopo aver letto un’indiscrezione secondo cui De Laurentis rilancia il possibile connubio argentino Higuain- Rodriguez  ho volutamente cercato quel tango incriminato che avrebbe fatto scoccare la scintilla e minato il matrimonio con De Martino.
Si diceva che la tensione e la passione fosse palpabile durante quel passo a due oriundo, che i due fossero tesi, emozionati e belli come il sole che squarcia il cielo della pampas argentina a dicembre.
Ebbene da non tifosa e poco appassionata di calcio, non avevo neanche bene a mente che faccia avesse Higuain, ricordavo bene il nome, Gonzalo, ma lo attribuivo ad un personaggio de “Il Segreto”, così ho aspettato ansiosa che entrasse in scena, e che cotanto ragazzone, portasse un’aurea di sano machismo tra un Giletti e un Bocelli. Invece si è materializzata davanti a me una grande delusione

…Ecco i 5 motivi per cui non ci posso credere che Belen stia con Higuain:

  1. Classe 1987. No non ci siamo, el Pipita avrebbe 28 anni ma con quelle zampette di gallina attorno agli occhi Belen gli avrebbe già prenotato una blefaroplastica da Urtis.
  2. Portamento A Belen piacciono gli spavaldi, i sicuri di se, quelli che col petto anziché stopparci una palla ci si fanno strada. Il suo ingresso sul palco è goffo e impacciato, non è da “uomo che non deve chiedere mai” ma da uno che sta per chiedere “permesso”
  3. Abbigliamento. Se uno si mette un completo o qualcosa che sia sulla stessa scala di colori, o la sceglie perfettamente uguale, un completo appunto, oppure si fa prestare il chiodo di pelle da De Martino, che almeno è un passepartout. Così no, non te se po’ vedè. E’ questo il punto: De Martino è un passepartout, è colui che dove lo metti sta e sta bene con tutto. Belen fa la vamp, lui le sta bene accanto, Belen fa la sportiva, idem. Higuain no, non ce la vedo Belen sugli spalti del San Paolo con la maglia del Napoli.
  4. Pantalone e scarpa. Potrebbe rientrare nella categoria abbigliamento, ma pantalone e scarpa ormai rappresentano un mondo a se, sempre più lontani e per questo sempre più vicini. Lui non voleva separarli così ingiustamente, è rimasto vago, ma per non sbagliare ha deciso che il calzino non sarebbe stato un ostacolo per loro. E Belen questo tipo di incertezza in uomo proprio non lo accetta. O il risvoltino o niente.
  5. Forma fisica. Anche questa categoria può essere inclusa o considerata una sottocategoria delle sopracitate Classe 1987 e Portamento. Voglio dire alla sua età e col lavoro che fa il caro Gonzalo, quell’accenno di pancetta che si intravede in trasparenza dalla camicia sblusata, è inammissibile. Senza nulla togliere agli impiegati (rientro anch’io ormai nella categoria), sembrava un impiegato dopo 8 ore alla scrivania. E dubito che a Belen piacciano gli impiegati.

Insomma questa love story per me non s’ha da fare, se c’è un Don Rodrigo faccia qualcosa per tener lontani i Renzo e Lucia della Patagonia.

Una vanitosa indisciplinata

Sono sempre stata un po’ reticente verso i centri estetici, non perché in fondo io non sia vanitosa, anzi, piuttosto perché credo di soffrire di una sorta di tabù nel prendermi cura del mio corpo.

Ho notato ad esempio di avere una vera e propria paura/avversione nei confronti dei massaggi.
Non che ne abbia fatti chissà quanti in vita mia, ma tutte le volte che ne ho fatti, sempre e solo per adempiere ad un dovere di brava ricevitrice di regalo. Mi sono ritrovata così tesa durante tutta la durata del trattamento, che alla fine anziché sentirmi rilassata per la mia pausa relax mi sentivo si meglio, ma solo quando la/il massaggiatrice/massaggiatore in questione toglieva le sue mani dal mio corpo unto come un involtino primavera appena uscito dalla friggitrice.
Ad oggi le mie uniche esperienze nei centri estetici sono limitate a cera intera e sopracciglia. Mai nulla in più. Un paio di volte ho tentato con la manicure, una volta con lo smalto semipermanente; scoprire dopo l’applicazione che per toglierlo sarei dovuta tornare e che se volevo tenerlo e avere le unghie costantemente curate sarei dovuta andare al centro estetico una volta ogni due settimane, mi ha fatto pentire. Mi sarei tolta lo smalto a morsi piuttosto.
La verità è che io non sono troppo avvezza alle “dipendenze” di tutti i tipi, e alle fidelizzazioni.
E’ molto raro che io vada in un centro estetico o da un parrucchiere per più di quattro o cinque volte consecutive. Anche se ne rimango soddisfatta, dopo un po’ sento la necessità di cambiare. A volte cambio perché l’estetista comincia a rincorrermi verbalmente con proposte di pacchetti talmente vantaggiosi che potrei permettermi se facessi la showgirl, e facendomi ramanzine varie sulla poca idratazione della mia pelle, il mancato scrub sotto la doccia, l’uso inappropriato di lametta…oh ma dico, neanche mia madre mi fa ‘ste ramanzine quando lascio le impronte sulla credenza!
E quindi ho capito tutto, io ho bisogno di un centro estetico, ma di un centro estetico fatto apposta per me. E mi sono chiesta se esiste già, perché se esiste è mio, non lo mollo più. Ho scoperto che esiste e si chiama Seta, proprio come la pelle che vorrei, esfolianti e lamette al bando.
Sconvolgente come un amore a prima vista ma solido come un matrimonio alle nozze d’oro. E’ questo quello che chiedo a Seta Beauty. Che mi soddisfi ma che al tempo stesso mi lasci i miei spazi. Solo così durano le relazioni più autentiche, che d’altronde sono il sogno di qualunque donna. Ancor di più se la donna in questione ha da poco superato la soglia de trenta e ha bisogno di persone attente e specializzate che si prendano cura del su corpo.
Ho voglia di raccontarla questa liaison, questa iniziazione al benessere e alla cura costante ma non invasiva del mio corpo e del mio portafogli. Si perché, diciamo le cose come stanno, noi ragazze di oggi, imbottigliate in contratti precari e stipendi che se arrivano non si sa mai quando, spesso rimandiamo ciò che pensiamo possa essere superfluo. E così magari capita che per un periodo ci trascuriamo, e non è giusto. La bellezza deve essere alla portata di tutte, perché quella cosiddetta del somaro non dura in eterno.
Io, si proprio io, nonostante mi senta un eterna Wendy di Peter Pan, ne sono ampiamente fuori, e quindi io, proprio io, mi promuovo come testimonial perfetta o quasi, di Seta Beauty.
Propongo un viaggio blog-fotografico che accompagni beauty victim e non alla scoperta dei trattamenti e dei servizi dei centri, corredati di “particolari intimi” sull’andamento di questa intimissima relazione.
Chi mi ama mi segua!

Icone di stile (?)

Facile diventare icone di stile quando si hanno i soldi a palate e ci si accoppia con chi non sa neanche dove finiscano gli zero del proprio conto corrente, direte voi…e invece no, c’è chi anche nel mondo che conta, tra i paperon de paperoni  del jet set nostrano, lo stile non sa neanche dove sia di casa. Mi riferisco a Michelle Hunziker. Si perché, bellezza a parte, la bionda svizzera, direi possa essere classificabile tra le vip peggior vestite, almeno nel Bel paese. E non la crocefiggo per quell’orrendo tatuaggio al braccio che sfoggia dal fastoso matrimonio al castello con Eros in smoking, perché magari è stato un errore di gioventù (il tatuaggio dico, e chissà forse per lei pure il matrimonio), ma proprio a qualcosa di insito in lei. Eleganti e stilosi non ci si diventa, ci si nasce. E lei sarà nata pure col culo sodo e gli addominali pur dopo aver sfornato 20 figlie una dietro l’altra, ma non si sa proprio vestire.
Pure quando è elegante, con vestito da sera o con abito da sposa, Michelle sembra una scappata di casa, che ha preso su dall’armadio le prime cianfrusaglie comprate dal cinese che le capitano a tiro.
Credo che Kate Middleton sarebbe stata elegante pure se avesse fatto la dialogatrice di Emergency alla fermata della metro e Kasia Smutniak anche se avesse servito panini coi crauti in Polonia.
Per quanto riguarda il giorno delle nozze, non mi soffermo sull’abito, non lo avrei di certo scelto per me, ma non mi è sembrato così osceno. Avrebbe potuto fare di meglio, ma anche di molto peggio. Mi soffermo più che altro sui capelli. Mi ci soffermo perché da vent’anni che ha sempre quell’accenno di ricrescita che contrasta col biondo paglierino che non ha mai cambiato di intensità. Anche Jennifer Aniston ha lo stesso taglio e lo stesso colore di capelli da vent’anni, ma ho sprecato più inchiostro io per andare dal parrucchiere con le foto della fidanzatina d’America che Vogue per stampare le sue copertine patinate.
Da quando sta con lei anche il rampollo di casa Trussardi lo vedo più sciatto, e non sto parlando del figlio di Roberto Cavalli, bensì del discendente della casa di moda del levriero, che da figaccione qual era, si è trasformato nel giro di due- tre anni, in un panciuto trentenne qualunque con tanto di stempiatura.
L’elisir glielo avrà rubato Ramazzotti che a forza di amoreggiare con l’elegantissima consorte si è tolto quell’aria un po’ sgualcita che aveva?