La bruttina stagionale

Non è simpatica, ok. Per fare la valletta a Sanremo sarà bella. Non lo è. Allora perché non la lasciamo cantare? Una volta per tutte.

Si è presentata al pubblico qualche anno fa cantando timida e sommessa, Sincerità. Sembrava una gallina pizzicata sul palco. Anche una caricatura se vogliamo. Fu una simpatica scoperta, un personaggino simpatico, una canzoncina da canticchiare sotto la doccia o pedalando in campagna, magari con un mazzo di fiori di campo nel cestino. Non ricordo le canzoni che sono venute poi. E questo è male. Perché Arisa canta bene. E’ il suo mestiere, e quando lo fa le cambia completamente la voce rispetto a quando parla. Infatti inizialmente parlava poco, eccetto durante le interviste di rito. Cantando la sua canzone è pulita ma intensa, senza falzetti o gridolini. Arriva al cuore schietta e pulita. E mi piace. Trovo che La notte sia un brano bellissimo, cucito su di lei. Come anche Controvento.
Poi non so perché a qualcuno è venuto in mente di farla diventare attrice. Che poi che ne so l’avesse chiamata Pupi Avati per un film d’autore, tanto tanto. Invece io me la ricordo vestita da perpetua a fianco di Christian De Sica in un film evitabile, che in effetti avrei potuto evitare anch’io di guardare.
Ad un certo punto, avevo smesso di guardare XFactor già da qualche edizione, l’ho vista dietro la scrivania come giudice del talent canoro a fianco di giudici storici che poi alla fine si presentavano al serale conciati da macchietta molto più di lei. Ci sarebbe da fare un post a parte sul perché i giudici di XFactor debbano conciarsi come personaggi di Tim Burton. Ma non è questa la sede.
Pur non seguendo le puntante, mi fu impossibile non seguire la bagarre che ci è ruotata attorno.
Arisa che accusa la Ventura di brogli elettorali sul televoto dei concorrenti che neanche alle presidenziali americane, che da del cattivo ad Elio, mentre Morgan assiste a tutto con lo sguardo del Brucaliffo.
Insomma sulla veridicità d’intenti della Ventura io non è che ci creda tanto, non c’ho mai creduto.  Ma non ho mai creduto neanche al suo ruolo da giudice. Che poi uno per fare il giudice di un programma così una qualche esperienza deve avercela. Io per esempio, faccio il lavoro che faccio da 7 anni, e mica lo so se me la sentirei di fare il giudici di siti internet. Forse lei un po’ presuntuosa lo è stata. Dove ha trovato tutta questa sicurezza di se che al tempo della prima nota sul palco dell’Ariston sembrava l’avesse lasciata dentro qualche fioriera.
Adesso di fiori ne raccoglierà parecchi. Ci risalirà per l’ennesima volta su quel palco. Ma senza orchestra d’accompagnamento. La sua voce un po’ nasale questa volta non si trasformerà in soave melodia. Arisa si calerà nei panni dell’ennesimo ruolo che qualcuno ha scritto per lei. Neanche fosse un burattino. Sarà la valletta mora di Sanremo. E lei se ne fotte se prima di lei lo sono state la Ferilli, la Koll, la Guaccero, la Canalis e altre belle figliole del genere. Lei anche questa volta sfida il pubblico esigente di Mamma Rai. D’altronde su quello stesso palco ha già quasi mandato a quel paese Mara Venier, che di Mamma Rai sembra l’incarnazione.
Altro giro altra corsa. Arisa sale in pista. Un po’ macchietta già in conferenza stampa di presentazione, con abito nero e veletta anni’50.
Vorrei farle un appello: “Arisa non sei la perpetua di De Sica né un personaggio di Tim Burton. Ricordatelo. E se proprio vuoi che non ci sia due senza tre, regali un altro colpo di scena. Togli il microfono a Carlo Conti e inizia a cantare”.

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