Gelosia retroattiva

Premetto che l’espressione “gelosia retroattiva” non è stata coniata da me. E lo dico non tanto per lavarmene le mani e tenermi fuori da questo inspiegabile fenomeno, quanto a dimostrazione del fatto che non sono la sola a soffrirne. A coniare l’espressione è stata una mia cara amica che durante un’immancabile conversazione giornaliera su WhatsApp si chiedeva e mi chiedeva il perché in ogni relazione più seria che le si presentava dovesse essere turbata da fantasmi del passato.

Parliamoci chiaro, non c’è donna, di qualsiasi estrazione, età, livello culturale che non sia corrosa dalla curiosità e al tempo stesso infastidita ai limiti del corrosivo, dalla figura della ex.
Non importa a quanto tempo prima risalga la relazione con il proprio attuale “lui”, se l’ex in questione è stata l’ultima prima di noi a sedersi sulla sua macchina, a trascorrere con lui le vacanze estive con relative foto sulla spiaggia, a festeggiare Capodanni, compleanni, Pasque, pasquette e feste varie, ad uscire con i suoi amici: ecco lei è il nemico da sconfiggere.
E così ci chiediamo se nel giorno del suo compleanno lui le fa ancora gli auguri quando magari siamo le prime noi a farli all’ex di una vita con cui non abbiamo litigato ma con cui ci siamo semplicemente lasciate. Forse ci converrebbe prima analizzare il termine “lasciarsi”.
Sul dizionario della Treccani alla voce del verbo lasciare si trova scritto: “Smettere di tenere, o di stringere, di reggere, di premere”.
E’ proprio tutto racchiuso qui quel che accade quando si decide di lasciare qualcuno o qualcuno decide di lasciare noi. Si smette di tenersi e di stringersi, sia nel senso pratico che nel senso più astratto del termine. Se lo stesso verbo si applica ad un oggetto diventa tutto più chiaro, perché quando si smette di tenere un oggetto in mano questo cade per terra e va per la sua strada, non importa come, se inizia a rotolare, se si rompe o se semplicemente rimane fermo lì. O magari vola via come un palloncino. Io sempre mi chiedo che fine faccia, ma poi appena scompare dalla mia vista non ci penso più.
Proprio come le persone che dopo aver smesso di reggere o di esser retti da qualcuno, di stringere o di esser stretti, attuano reazioni e comportamenti differenti. C’è chi rotola, chi si rompe e chi rimane fermo lì. Mentre l’altro va, prende la sua strada o magari anche lui rotola, si rompe o rimane fermo. Ma sempre su un’altra strada.
E capita che su quella strada incontri qualcun altro e quel qualcun altro siamo noi e si inizia a rotolare insieme e forse anche a stringersi prima e a reggersi poi. Si viene scelti e non perché migliori ma semplicemente diversi da qualcosa che prima si è lasciato andare.
Dovremmo imparare a capirlo questo concetto apparentemente semplice quando in preda a raptus di gelosia retroattiva vorremmo distruggere tutto ciò che ricorda anche solo lontanamente l’ex. Comprese quelle foto sulla spiaggia o un regalo di compleanno.
D’altronde, parliamoci chiaro, chi lo vorrebbe in età adulta, un compagno che non sia mai stato in grado di tenere, stringere, reggere qualcun altro oltre a se? Io onestamente no.

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