Spunte blu e allerte viola


Due giorni all’insegna della cromia, di colori che fanno la differenza e che scandiscono i ritmi della nostra giornata. Due colori freddi, che in qualche modo rappresentano la scalatura l’uno dell’altro, il blu e il viola, sono riusciti in meno di 24 ore a creare panico tra noi comuni mortali.
Il viola l’ho sempre considerato un colore bivalente, a me non fa impazzire, se non nella variante lilla, ma è pur sempre un colore amato, soprattutto dalle donne, fatto salvo per quelle che calcano un palcoscenico. Eppure ieri nell’arcobaleno di variabili di cui siamo protagonisti, l’allerta su Roma si è trasformata da rossa, da sempre riconosciuta come massima, a viola, in una scala ideale in cui questo colore assume un ruolo tra il mistico e il macabro. E’ in giornate come queste che Roma assume un nonsoché di surreale, quasi onirico, in cui ci trasformiamo tutti in studentelli discoli quando arriva la circolare del “preside” e si torna a casa prima per la bomba d’acqua in arrivo.

Ma se proprio di bombe vogliamo parlare, il vero e proprio ordigno che si è abbattuto ieri e ha colto tutti di sorpresa è stato di un altro colore: blu. Come il colore che viene attribuito all’acqua, come l’acqua in cui qualcuno si è sentito affogare quando si è reso conto che la sua “privacy” sociale, che io chiamerei anche in altri modi meno polite, era ormai seriamente minata. Perché si, in una giornata uggiosa di novembre, una delle nostre certezze è venuta meno, la doppia spunta verde di messaggio ricevuto con incognita si era tramutato improvvisamente in una certezza. Certezza di aver letto, certezza di aver letto e non risposto, certezza di essere stati ignorati. Ed essere ignorati su WhatsApp fa abbassare l’autostima, potrebbe rientrare in un nuovo business di psicologi e assimili. Se Dante fosse esistito avrebbe potuto creare il girone degli “ignorati su WhatsApp”.
In un mondo fatto di incertezze, quella era rimasta una delle poche che ci lasciava una speranza di credere che tutto poteva essere possibile. Di credere che anche in un feriale quanto normale giovedì di novembre saremmo potuti ritornare scolaretti con la speranza di poter saltare un giorno di scuola.

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